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Gastroenterologia
Procedure Diagnostico terapeutiche

Presso la Gastroenterologia degli Spedali Civili si svolgono, oltre alle convenzionali procedure di endoscopia diagnostica e terapeutica, procedure diagnostiche di particolare interesse nel campo delle malattie infiammatori intestinali.

 

Breath test all’idrogeno

Il breath test all’idrogeno è una metodica che presenta una vasta gamma di applicazioni in campo gastroenterologico. Il test si basa sul principio che alcuni zuccheri introdotti con la dieta vengono fermentati dalla flora batterica intestinale con conseguente produzione di idrogeno o metano. Tali gas vengono assorbiti a livello intestinale ed eliminati dai polmoni con l’aria espirata ed è possibile dosarli con strumentazione appropriata (fotografia n 1).

Nel soggetto sano la fermentazione si verifica solo nel colon dove la concentrazione di batteri è notevolmente elevata. Pertanto gli zuccheri che vengono usualmente assorbiti nel piccolo intestino non sono sottoposti ad alcuna fermentazione, mentre il riscontro di produzione di idrogeno dopo ingestione di zuccheri normalmente assorbiti a livello digiuno-ileale è un indice di malassorbimento di questi ultimi.
Le principali applicazioni del breath test all’idrogeno sono quindi il sospetto malassorbimento di zuccheri complessi (soprattutto il lattosio) o la sospetta contaminazione batterica del piccolo intestino.

Alcuni zuccheri complessi, come il lattulosio, non vengono assorbiti a livello dell’intestino tenue anche nel soggetto sano e sono invece sottoposti ad una cospicua fermentazione da parte dei batteri del colon con sviluppo di apprezzabili quantità di idrogeno.
Questo zucchero rappresenta quindi il substrato ideale per misurare il tempo di transito oro-ciecale cioè il lasso di tempo che trascorre tra la somministrazione per bocca dello zucchero e comparsa nell’aria espirata di quantità apprezzabili di idrogeno o metano.

Dal punto di vista pratico l’indagine è di semplice esecuzione e non invasiva: dopo aver somministrato al paziente il substrato zuccherino, questi viene invitato a soffiare, ad intervalli stabiliti, in sacchetti di materiale sintetico dotati di un boccaglio e di una valvola a pressione) .

I campioni così ottenuti possono essere analizzati subito iniettando un campione di aria espirata dal paziente in uno strumento (gascromatografo).
I soggetti esaminati devono essere a digiuno da almeno 12 ore, non devono aver assunto antibiotici nel mese precedente, devono aver un corretta igiene orale e non devono fumare nella mattina dell’esame.

Il breath test all’idrogeno, per la sua facile esecuzione, la buona accuratezza diagnostica e la non invasività è ben accettato dai pazienti ed è diventato sempre più una tecnica diagnostica di comune utilizzo in campo gastroenterologico.

 

La VideoCapsula Endoscopica

La videocapsula endoscopica (VCE) è un dispositivo diagnostico endoscopico non invasivo che permette lo studio dell’intestino tenue, approvata per il suo utilizzo nell’uomo sia negli USA che in Europa nel 2001.
Lo sviluppo di questa metodica con caratteristiche tecniche assai innovative, ha permesso in poco tempo, di ottenere numerose e dettagliate informazioni di questo tratto del tubo digerente, da sempre considerato una “scatola nera” per le sue caratteristiche anatomiche che non né consentono lo studio con l’endoscopia tradizionale.

Il sistema diagnostico della VCE è composto da:

Una capsula monouso, delle dimensione di una compressa di antibiotico, che acquisisce e trasmette immagini durante il transito nel piccolo intestino.
La VCE procede nell’intestino grazie alla peristalsi fisiologica e viene espulsa con le feci; contiene un minicamera, una lente, sorgenti luminose, batterie ed un trasmettitore.

Le immagini sono dotate di buona risoluzione, con una magnificazione superiore a quella dei comuni endoscopi.

Un registratore esterno portabile, simile ad un Holter, che riceve e memorizza le immagini trasmesse dalla VCE attraverso un sistema di sensori posizionati sull’addome del paziente e collegati al registratore stesso.

Un programma per l’analisi e la lettura dei dati, che permette la visualizzazione delle immagini e di evidenziare la sospetta presenza di sangue nel lume dell’intestino.

La procedura è sicura ed efficace, l’ingestione della VCE è facile e la sua progressione nell’intestino non provoca sintomi.
Per l’esecuzione dell’esame sono previste semplici norme di preparazione, che contemplano il digiuno nelle 12 ore precedenti l’indagine e la sospensione di farmaci che rallentano lo svuotamento gastrico; farmaci assunti dal paziente che vengano considerati assolutamente necessari possono essere assunti 3 ore prima o 2 ore dopo l’ingestione della capsula.

Molti lavori scientifici hanno ampiamente dimostrato la maggior affidabilità di questa metodica nell’identificazione di lesioni del piccolo intestino rispetto a metodiche di tipo radiologico. Inizialmente l’indicazione all’uso della VCE era ristretta ai pazienti con sanguinamento, occulto o manifesto, del tratto digerente, nei quali l’endoscopia tradizionale (EGDscopia e colonscopia) era risultata negativa.

Grazie all’esperienza accumulata negli anni l’indicazione si è estesa a numerose altre patologie dell’intestino tenue; il sospetto di morbo di Crohn dopo esame radiologico ed endoscopico negativo rappresenta ora la seconda più frequente indicazione all’esecuzione dell’indagine.

Molti lavori hanno dimostrato un guadagno diagnostico che varia dal 43 al 75% per il riscontro di lesioni ileali compatibili con morbo di Crohn in pazienti in cui vi siano segni clinici e laboratoristici orientativi verso tale patologia. Le

controindicazioni assolute all’esecuzione di VCE sono l’occlusione o sub-occlusione del tubo digerente e la gravidanza. Nel sospetto di stenosi o malformazioni del piccolo intestino è prudente ricorrere ad uno studio radiologico o far precedere l’utilizzo della VCE da una capsula chiamata “patency” che è in grado di sciogliersi in caso di ostruzione al transito controindicando così l’utilizzo della videocapsula.

 

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